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Intervista con l’autore

Intervista a Marco della Croce autore del romanzo “Nera di malasorte”

Intervista a Marco della Croce autore del romanzo “Nera di malasorte”

nera di malasortePiacevole e sicuramente interessante l’incontro che si è tenuto lunedì 3 aprile alle ore 14.30 presso l’Istituto Alberghiero “G. Casini” e che ha avuto come protagonisti lo scrittore spezzino Marco Della Croce e gli alunni delle classi 1A e 1E. I ragazzi hanno rivolto al loro ospite delle domande relative al romanzo “Nera di Malasorte” e, al tempo stesso, hanno cercato di “strappargli” alcune anticipazioni riguardanti le prossime pubblicazioni. Sono riportati di seguito alcuni stralci dell’intervista.

Leggendo la sua biografia abbiamo visto che: è laureato in farmacia, ha collaborato con alcune riviste, ha lavorato nel campo della fumettistica e della sceneggiatura, ha scritto guide turistiche legate alla nostra zona (Val di Vara, Cinque Terre). Come concilia l’interesse per la scienza e l’interesse per le Lettere? 

I due interessi convivono: quella del farmacista è e resta la mia professione; quella dello scrittore è una passione che coltivo da sempre, da quando avevo sei anni. Non riuscirei a concepire diversamente la mia vita.

Quanto tempo, nell’arco della giornata, dedica alla scrittura?

Dalle otto alle dieci ore

In quale momento della giornata preferisce scrivere? 

Di mattina e, quando è possibile, di notte

In quale ambiente preferisce scrivere?

Scrivo nel mio studio da cui si vede il centro storico della nostra città

Quando scrive mette della musica come sottofondo?

Quando scrivo, pur essendo un appassionato di musica, preferisco il silenzio assoluto

Prima di mettersi a scrivere, compie qualche gesto scaramantico?

Di solito bevo un caffè

Nel momento in cui ha deciso di scrivere un romanzo per quale motivo la sua scelta è caduta sul genere “noir”? E’ questo il suo genere preferito (come lettore) o ha semplicemente privilegiato un genere di moda che sta riscuotendo attualmente un gran successo di pubblico?

Non ho un genere preferito, mi piace leggere di tutto. Ho scelto il noir poiché è un genere in cui la vicenda criminosa non è fondamentale ma serve anche per parlare di altre “cose” che stanno intorno alla vicenda: città, personaggi….Nel mio caso mi stava a cuore parlare del Sessantotto e di due fatti: la contestazione e la guerra che in quegli anni era sentita ancora vicina.

Nel costruire i personaggi del suo romanzo, per esempio il commissario Sbrana, si è ispirato a persone reali? C’è qualcosa di autobiografico nel commissario Sbrana?

No, nel protagonista non c’è nulla di autobiografico. Devo dire che, mentre ho cercato di definire in modo preciso il carattere e la personalità del commissario, ho volutamente evitato di descriverne l’aspetto fisico lasciando piena libertà al lettore e alla sua immaginazione. Per alcuni personaggi del romanzo ho tenuto presente il bagaglio delle mie letture così come per alcune vicende raccontate nel romanzo mi sono richiamato a storie e fatti personali

Le primissime pagine del suo romanzo contengono degli appunti, datati martedì 21 novembre 1944, scritti da una donna di 19 anni che sta per diventare mamma. Come ha fatto lei, uomo, a calarsi in un personaggio femminile?

Mi sono semplicemente documentato leggendo lettere e memorie scritte da donne. Mi è stata utile la frequentazione dell’universo femminile. Non so se, nel risultato, sono stato credibile.

Da cosa nasce il titolo del suo romanzo?

Il titolo nasce da una rima di una canzone di Fabrizio De Andrè -“Dolcenera” –che ho trovato perfetta per il personaggio del mio romanzo

Come si è mosso per reperire informazioni su fatti e personaggi della nostra città alla fine degli anni Sessanta?

Ho frequentato con grande assiduità la Biblioteca. Qui ho avuto la possibilità di leggere, di sfogliare i quotidiani di quegli anni e di attingere al materiale conservato in Archivio

Qual è stata la procedura per arrivare a pubblicare il suo romanzo? E quale è stata la sua reazione quando l’obiettivo è stato raggiunto? Che effetto le ha fatto vedere il suo romanzo esposto sugli scafali delle librerie?

Il libro non era destinato alla pubblicazione e ho cominciato a scriverlo anche per riempire un momento della mia vita. Quando poi l’ho ultimato, alcune persone a me vicine lo hanno letto, lo hanno trovato gradevole e mi hanno incoraggiato a pubblicarlo. Così ho fatto ed è andata bene. E’ stato un bell’effetto vedere il mio libro in vendita nelle librerie. A oggi ne sono state vendute circa 1200 copie.

Quando ha cominciato a lavorare al romanzo aveva già le idee chiare, c’era già un progetto stabilito o alcune vicende hanno preso forma durante la stesura?

C’era sicuramente un’idea di base, ma tutto ha preso forma strada facendo. E’ stato un lavoro molto impegnativo che mi ha tenuto occupato per quindici mesi durante i quali non ho mai avuto il “blocco dello scrittore”

Quali suggerimenti si sente di dare a degli studenti perché imparino a scrivere, a mettere nero su bianco un loro pensiero?

Leggere, leggere tanto e fare tesoro di ciò che si legge. Personalmente leggo una media di sei libri al mese. Ho cominciato a leggere all’età di quattro anni e da allora non ho mai smesso.

Attualmente Marco Della Croce è impegnato “su due fronti”: sta realizzando, in collaborazione con altri scrittori, una raccolta di racconti noir e sta lavorando al suo secondo romanzo che avrà ancora come protagonista il commissario Sbrana.

Intervista realizzata dagli alunni delle classi 1^A e 1^E con l’aiuto della Prof.ssa Enrica Pellegrinetti

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