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Storia IIB Carlo Magno

La nascita di un nuovo impero in Europa

CARLO (768-814) succede a Pipino il Breve; per tre anni divide il regno dei Franchi con il fratello Carlomanno, poi ,alla morte di questo, rimane il solo sovrano.

 

Carlo apre una nuova fase di guerra contro i Longobardi e ripudia la sposa longobarda. Nel 774 Pavia capitolava e Carlo diventava re dei Franchi e dei Longobardi.

L’Italia longobarda ora era dei Franchi ( il ducato di Benevento conservava una certa autonomia); poi c’era l’Italia del patrimonio di San Pietro (Lazio, Umbria, Romagna) e infine l’Italia bizantina ( Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna)

 

Carlo prosegue nelle conquiste militari, portando avanti anche il progetto di espandere la fede cattolica. Vengono sottomessi e costretti alla conversione i Sassoni, i Frisoni, gli Avari. Questi erano una popolazione affine agli Unni, stanziata fra Austria e Friuli. Il legame fra Carlo e la più alta autorità del mondo cattolico darà frutti importanti in campo politico.

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 Notte di Natale dell’800, basilica di San Pietro: papa Leone III incorona solennemente Carlo imperatore dei Romani.

Per la prima volta veniva riconosciuta un’autorità imperiale occidentale diversa dall’imperatore bizantino; non accadeva dal 476 che l’Occidente avesse un suo proprio imperatore. Adesso tutto questo era accaduto sotto la benedizione della Chiesa.

L’evento  sarebbe stato carico di conseguenze: il papa aveva disconosciuto di fatto il potere dell’imperatore bizantino e aveva benedetto una nuova autorità temporale, ponendola, nel contempo, al di sotto di sé.

 

I bizantini considerarono l’incoronazione di Carlo un’usurpazione; ne scaturì una guerra combattuta fra Veneto, Istria e Dalmazia, che portò alla fine a una pace e al riconoscimento di Carlo come “imperatore augusto”; il contenzioso e gli equivoci tuttavia non si sarebbero fermati.

Nell’812, comunque, l’imperatore d’Oriente Michele I riconosceva Carlo imperatore e augusto, ma non imperatore dei romani.

 

Con Carlo Magno si è creata una nuova formazione geopolitica che, rispetto all’antico Impero romano d’Occidente, appare spostata verso nord, con un carattere continentale (l’impero romano aveva avuto il suo centro nel bacino del Mediterraneo).

Da notare, inoltre, l’altra fondamentale caratteristica dell’Impero carolingio: è un impero cristiano. La Chiesa, dal IV secolo d.C. in poi, è divenuta una grande potenza, non solo spirituale ma anche politica. La diffusione delle sue istituzioni e la sua struttura ben organizzata  facevano, ora, della Chiesa cattolica un potente strumento di collaborazione per  Carlo Magno, per creare e consolidare una grande unità di popoli, sotto una sola autorità politica e una sola fede religiosa.

 

Organizzazione politica e amministrativa dell’Impero

Il sovrano franco e i suoi dignitari risiedevano nella corte, che aveva sede ad Aquisgrana, anche se la residenza imperiale era, in un certo senso, mobile e poteva spostarsi in base alle esigenze militari e politiche. I funzionari più alti, vicini all’imperatore, erano il conte palatino, con funzioni di alta giustizia e coordinamento degli altri funzionari; l’arcicappellano, responsabile di affari di natura religiosa; il siniscalco, controllore del fisco regio.

Le leggi valide per tutto l’impero si chiamavano capitolari, emessi dai placiti, assemblee di alti dignitari.

 

L’impero era diviso in contee, marche e ducati.

Le contee erano sostanzialmente province, a capo delle quali c’erano i conti, che esercitavano funzioni civili e militari. Le marche erano, invece, ampi territori di confine, che comprendevano al loro interno più contee ed erano governate da dei marchesi; questi avevano la funzione di controllare le frontiere per fermare eventuali tentativi di invasione. I ducati, infine, erano territori connotati da una forte identità etnica e più recalcitranti alla sottomissione all’interno dell’impero, anche se erano comunque legati ad esso.

Questa realtà estremamente frazionata era controllata dai missi dominici, che avevano il compito di girare per l’impero e verificare che fossero osservati i capitolari.

I missi dominici erano sempre un ecclesiastico e un laico.

L’impero risultava tuttavia profondamente frazionato poiché conti, marchesi, duchi erano compensati con le risorse che provenivano dai territori che erano sotto la loro amministrazione; essi esercitavano, inoltre, la legge con fortissime autonomie.

La divisione era accentuata anche dalle Immunità: alcuni territori in mano alle autorità ecclesiastiche non erano soggette a tributi, ai controlli della più alta autorità,  all’obbligo di dare uomini per gli eserciti.

 

Rinascita in campo culturale

Nell’Europa dell’Alto medioevo l’unica categoria di persone alfabetizzate era, quasi esclusivamente, quella dei monaci, che, come sappiamo, all’interno dei monasteri tentavano di salvare il patrimonio librario europeo. Carlo cercò di prendere provvedimenti finalizzati a una più ampia diffusione dell’alfabetizzazione; a questo scopo,  pretese che venissero messe a punto forme di scrittura più chiare e funzionali, anche perché si formasse una classe di amministratori in possesso degli strumenti culturali giusti per lavorare nell’impero.

Da qui l’invenzione della minuscola carolina, un carattere di scrittura che rappresenta, in un certo senso, l’antenato diretto dei caratteri di stampa moderni.

 

Carlo spinse, inoltre, perché nascessero scuole, volte a formare una classe di intellettuali, funzionari, amministratori, fondamentali per la gestione e la vita dello stato. Ad Aquisgrana venne fondata da Alcuino di York la scuola palatina, su esempio della quale sorsero poi scuole intorno a cattedrali e monasteri; lo scopo  era formare una classe di intellettuali, futuri funzionari dell’impero.

 

 

 

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